Funziona

Steve Jobs

«It’s not just what it looks like and feels like. Design is how it works» (Steve Jobs).

Non è solo come sembra o è percepito. Design è come funziona.

Premessa

Non sono un fedele devoto alla Mela Morsicata (lavoro con un MacBook Pro, un computer fisso con Windows e uno smartphone Huawei) anzi sono più favorevole al software open-source, ma credo che dobbiamo iniziare da un concetto…

Chi pensa che i prodotti Apple siano solo “più belli” di quelli della concorrenza SBAGLIA.

Steve Jobs e Apple

Steve Jobs voleva che i prodotti Apple fossero anche oggetti belli da vedere. Così come i sistemi operativi dei vari Mac sono sempre stati progettati per essere più belli ed eleganti dei vari Windows della rivale Microsoft.

Steve Jobs però dava anche estrema importanza a come funzionavano i prodotti Apple: erano tutti progettati per essere facili da usare.

E per “facile da usare” intendo sia per quanto riguarda la parte software che hardware (almeno per quello che può interessare l’utente finale).

SOFTWARE – Anche se qualcuno abituato a Windows potrebbe non pensarla così, i sistemi operativi Apple sono sempre stati più facili da usare, in un certo senso più logici e più intuivi. Basta ricordarci che per spegnere Windows bisognava cliccare su “START” (che è un controsenso ridicolo), e la cosa è stata risolta solo con Windows Vista nel 2006 (per contestualizzare tutto, Mark Zuckerberg aveva fondato Facebook nel 2004). Invece nei sistemi operativi dei vari Mac già da molti anni prima bastava cliccare sul logo di Apple per trovare il tasto per spegnere tutto.

HARDWARE – Anche l’hardware è fondamentale, non solo per far funzionare meglio il software. Le tastiere e i mouse Apple per iMac, i Macbook e gli iPhone sono facili da usare e anche piacevoli da usare. Tanto che ormai l’iPhone si può dire che ha creato uno “standard” per gli smartphone.

Design è come funziona

Tornando alla frase “design è come funziona“, possiamo quindi dire che i prodotti Apple “firmati” da Steve Jobs hanno avuto successo anche perché, oltre a funzionare benissimo, erano facili e piacevoli da usare.

Lo schermo con vetro antiriflesso è piacevole da guardare, la tastiera retroilluminata aiuta a trovare più facilmente i tasti anche al buio, il mouse è piacevole da toccare.

Usciamo un attimo dall’informatica? Pensiamo al servosterzo per le auto: prima per girare il volante serviva una certa forza, ora si può girare anche con due dita senza difficoltà, e oggi nessuno vorrebbe un’auto senza servosterzo.

Ma mentre avere un’automobile a Roma è quasi una necessità (al contrario di città come New York), tantissime persone fino a pochi anni fa non sentivano alcuna necessità di avere un personal computer in casa, e non ne avrebbero mai comprato uno se fosse stato troppo complicato o scomodo da usare.

User Experience Design

In un certo senso si potrebbe dire che Steve Jobs dicendo “design è come funziona” parlava di user experience design. Anche se in un senso molto ampio.

Proviamo a parlarne con due esempi anche per quanto riguarda i siti web e i social network.

Siti Web e la “navigazione a schede”

Molti giornali e riviste online suddividono alcuni articoli in più schede. Lo sapete perché? Per aumentare il numero di pagine visitate. Che è un dato che qualcuno si può “rivendere” in fase di trattativa con i propri sponsor, oppure col capo. Ma quanto è fastidioso?! È una cosa odiosa per gli utenti, sopratutto se fatto con un sito pesante che per passare da una scheda all’altra deve ricaricare tutta la pagina.

Facebook, Instagram e i link

Ti sarà capitato di leggere “link nel primo commento” su Facebook o “link in bio” su Instagram, oppure di utilizzare questi due trucchi.

Su Facebook lo fanno perché i post che contengono link di solito ottengono meno visualizzazioni (anche se in realtà sarebbe più corretto dire che raggiungono meno utenti, è un problema di reach più che di impression), e così si prova ad aggirare l’algoritmo inserendo il link non nella descrizione del post ma nel primo commento.

Però, se il post riceve molti commenti o viene condiviso, spesso il primo commento si perde e diventa difficile trovare il link. Ma se un post è abbastanza interessante otterrà comunque delle condivisioni e inizierà a girare. A volte bisognerebbe pensare più alle persone che agli algoritmi.

Su Instagram si scrive “link in bio” perché (a parte gli swipe up nelle storie), l’unico link cliccabile è quello nella biografia. Ma il link è uno, e se viene cambiato non rimarrà traccia dei link se si leggono le descrizioni dei vecchi post.

Oltre al “link in bio”, una soluzione potrebbe essere quella di creare link personalizzati con indirizzi molto brevi o facili da scrivere. Vendi un corso sulle migliori strategie per Instagram da utilizzare nel 2020? Puoi usare un url come “sito.ext/CorsoInstagram” (dove ovviamente sito.ext è il dominio del tuo sito). È una soluzione che va bene anche per gli e-commerce, magari creando un link verso una categoria di prodotti (con le ultime novità per prime). In certi casi si può anche valutare l’acquisto di uno o più domini.